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gimmigela

Expedition with Storyteller-Labs

Feelings from Nepal.

In una una spedizione tutto scorre come in un matrimonio, non puoi ripetere una scena. E poi quelle persone, chissà se le rivedi. La camera è sempre lì pronta a riprendere quello che accade davanti ai tuoi occhi, se lo stai facendo a video ecco che i frames diventano le tue foto da portarti a casa. La qualità non importa, ma il feeling che ti lasciano.
Ne ho raccolti un po' di questi frames, per raccontarvi una delle spedizioni più incredibili, quella del 2016 ai piedi del Kangchenjunga.
E poi, appena ti alzi sopra le valli di rododendri e conifere, ecco che si cominciano a sentire le montagne più alte del mondo, e con loro le persone che ci vivono.
Le facce cambiano, e le mani e i volti si fanno più vissuti, segnati dalle rughe di chi vive all'aria aperta.
Credo che sia il luogo che mi piace di più sulla Terra, questo. È dove l'uomo segna la transizione tra il dove si può ancora vivere e dove invece ti puoi solo fermare per un po'. 
L'oltre è segnato da un passaggio di profumi di legno di ginepro che brucia lento e dagli ultimi piatti caldi realizzati dalle donne dei piccoli villaggi di quota.
Resham Firiri.
Più si sale e più l'uomo si fa piccolo sotto quelle montagne, non basta più la forza fisica e mentale. Ad aiutarti è quella spirituale. Non c'è un Dio, c'è la presenza del vento, ognuno manda verso l'alto i propri pensieri per trovare nuove energie.
Trai 4000 e i 5000 m comincia il gioco dell'acclimatamento a quote dove noi poveri bianchi che viviamo a qualche metro sopra il livello del mare facciamo fatica ad affrontare.
Allora rallentiamo, allora i portatori diventano ancora più incredibili ai nostri occhi, allora gli yak si mostrano come bestie di un altro mondo. Qui troveremo le ultime case di pietra prima di passare alle tende.
Il viaggio prosegue.
È tempo di fermarsi, di avere una tenda intima, e una più grande dove condividere i pasti, pianificazioni, partite a carte e qualunque altra cosa che faccia trascorrere il tempo prima delle condizioni perfette per salire quella parete Nord che è l'obiettivo della spedizione.
Qui passeremo 21 giorni. Si conta preciso il tempo in un campo base a 5400 m perchè durante la notte le temperature scendono a -21 e perchè a quella quota, per quanto l'acclimatamento sia buono, al tuo corpo piace starsene un po' più in basso. Si conta preciso perchè ogni giorno che passa in più lo senti, qui, ai piedi di sua maestà il Kangchenjunga.
E poi arriva quel momento, ti avvicini così tanto a quelle montagne che ormai sei dentro al loro respiro.
Chiudi gli occhi, ascolti l’aria, fai un passo lento dopo l'altro.
Lo chiamano avvicinamento, sì, perchè manca poco.
Perchè Elias è così felice? In montagna si può gioire per tanti motivi, qui era troppo tempo che mancava collegamento visivo e satellitare con Hens e Alex, ci stavamo preoccupando. L’anno precedente durante una loro spedizione avevano perso un caro amico: Gerry.
Ad un certo punto la chiamata, la gioia, il messaggio alla fidanzata.
E poi non era più il tempo di restare, si doveva tornare perchè quella montagna ha anche un prezzo economico.
Quelle facce le ricorderò per sempre.
Quella gioia anche, ma è durata ancora qualche anno. Quella faccia sarà stata stanca e felice anche quell'ultima volta.

Ciao.
© Matteo Mocellin
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