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SAFARI

È una mattina di un luogo lontano. C’è silenzio.
Sembra di sentire un fruscio leggero nell’aria, non si vede nulla, solo sembra di percepire dei massi distanti, grandi e ruvidi.
Ci fermiamo, il tempo passa lento ed il fruscio si fa piano piano più pesante, non ricordo di aver mai provato una sensazione simile.
Quei massi si muovono, non scherzo, non sono massi, sono pachidermi, ma sono ruvidi sulla pelle, quello sì.
Sono lievi nel passo anche se pesanti, percepisci le dimensioni, ma quella pesantezza è leggera tra l’erba alta della savana.
Noi siamo ancora lì fermi, loro si sono avvicinati, sono talmente appressi che si vedono le rughe, i segni del tempo.
Sembra che ti sfiorino, chissà quanti muzungu hanno visto e noi non siamo altro che quattro bianchi, ma siamo rispettosi e fortunati. In quell’anno di pandemia siamo gli unici con i ranger su quella jeep. Percepiamo di essere di troppo, ma sappiamo che quella Terra lontana appartiene a loro e li osserviamo.
Quasi scivolano via in quel branco, come una nuvola scura, si disperdono.
Quando tornano ad essere distanti si trasformano di nuovo in massi giganti e mimetici.
Forse è per quello che si muovono lenti.
Impariamo.
Simba.
Eri sazio ed era mattina anche per te, anziano leone. Re.
Quell’uomo in foto sembra che ne abbia ammazzati tanti come te, per difendere il villaggio. 
Si chiama come te, ma non è come te, sta tranqui vez.
La zampa appoggiata alla base dell’acacia, all’ombra di un sole cocente anche per te.
Volevi riposare e non ci hai dato tanto retta, ti sei lasciato osservare, ti ho fotografato perchè ormai non ci fai più caso a quelli che passano di lì.
Ma non è che vengo in Kenya così spesso, per cui, con permesso ti ho puntato silenzioso una lente di color bianco addosso. Tu indifferente, come noi esseri umani siamo indifferenti a quel che accade alla natura, ma tu lo sai, e ci deridi, lasciandoti fotografare facile, Re, Simba. E poi ci sono le tue prede.
La realtà è che non c’è molta soddisfazione nel fotografare questi animali, non per loro, ma perchè te ne stai comodo su una jeep, ci arrivi a qualche metro e scatti, manca la ricerca, i rangers comunicano tra di loro e sanno dov’è il leone sazio, il branco di bufali.
Ma nulla toglie la meraviglia di vedere questi animali, di sentirsi fortunati.
Allora vale la pena di scattare per chi non è fortunato come te di essere stato in quel Jurassic Park attuale, senza dinosauri, ma tra gli animali terrestri più grandi che ci sono.
Loro vivono lì, nelle riserve come il Masai Mara, la loro vita e morte sono legate all’uomo, che sia muzungu o africano, vivono e muoiono incuranti delle tua presenza, quasi ti snobbano.
Tu lì sei di passaggio con le ruote, se scendi sei fottuto.
© Matteo Mocellin
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